Sulle tracce del mostro

I primi indizi per trovare un animale leggendario vanno cercati su vecchi libri, fra gli archivi impolverati delle biblioteche. Leggende e Folklore: è una sezione che pochi consultano, eppure nasconde tesori preziosissimi. Francesco scorre con lo sguardo i libri sullo scaffale, e si sofferma su un titolo: Leggende e racconti del Trentino-Alto Adige, di Bruna Dal Lago e Elmar Locher. E’ un testo ricco di storie meravigliose, ma solo un magro capitolo è dedicato agli animali fantastici che popolano i boschi e le vette.
Il testo nomina il Beilhund. Sembra una bestia molto interessante, ciò nonostante il libro gli dedica solo tre righe. Ha la testa a forma di ascia, il corpo a forma di manico d’ascia, si nutre solo di manici d’ascia. Uccide i boscaioli, si avvicina alle loro spalle, e se si girano lui rimane sempre alle loro spalle, e quindi non lo si vede mai. Tutto qui. Il testo è laconico, eppure è così affascinante…

La sera Francesco ne parla ad Alessandro, che prova a immaginare come potrebbe essere fatta una simile creatura:

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La ricerca, però, si blocca. Sembra che non ci siano altri libri che parlano di questa strana bestia. Non resta che andare nei boschi di persona, per vedere con i nostri occhi questo animale nel suo ambiente naturale.

Dopo un lungo viaggio in macchina, Francesco e Alessandro arrivano nella valle di Anterselva, in provincia di Bolzano. Lasciano l’auto in paese e si inoltrano nel bosco. Bisogna abbandonare il sentiero: gli animali leggendari si tengono alla larga dalle zone battute dagli escursionisti.

Dopo un’ora di cammino, i due arrivano in un posto che sembra perfetto. Alberi secolari, terreno che da anni non viene calpestato dall’essere umano. Francesco prepara l’esca della trappola: un finto boscaiolo, una sorta di spaventapasseri impagliato con in mano un’ascia. Lo appoggia contro il tronco di un abete, e poi si nasconde dietro un cespuglio, in attesa. Per attirare il Beilhund, Francesco prova anche a battere alcuni colpi d’accetta contro un vecchio tronco caduto a terra.

Passano lunghi minuti, poi un fruscio. Silenzio. Un soffio aggressivo, quasi un ringhio. Trattenete il respiro!

E’ un attimo. Il Beilhund scende dalla chioma di un albero, balza da un ramo e si avventa sulla schiena del finto boscaiolo. Col muso affilato gli squarcia la schiena, poi prende fra i denti l’accetta e scappa via, pregustandosi una bella cenetta a base di manico d’ascia. De gustibus!

Il Beilhund è stato velocissimo, ma Alessandro è riuscito ad immortalarlo:

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Vi chiederete: perchè non fotografarlo? Dovete sapere che la macchina fotografica è una potente contro-magia, capace di appiattire la realtà lungo le linee più banali. Provate a fotografare una festa: vedrete la gente che balla, ma non sentirete la musica. Lo stesso vale per gli animali leggendari. Sono fatti di magia, e l’obiettivo della macchina fotografica non è proprio in grado di comprenderla.

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Soddisfatti, i due ricercatori di animali leggendari ritornano al paese. Alessandro si mette subito al lavoro per fissare su carta tutti i particolari che ha appena visto. Francesco intanto ripensa all’agguato del Beilhund. Se è tanto goloso di manici d’ascia, perchè non si limita a rubarli? A differenza dei draghi, non sembra mangiare esseri umani, ma allora perchè si accanisce così?
Forse il Beilhund è un guardiano della foresta. Se attacca i boscaioli, è per proteggere gli alberi. Certo, il suo comportamento è deplorevole, nessuno lo mette in discussione. Ma agli occhi della foresta, anche il lavoro dei taglialegna deve sembrare un delitto imperdonabile.

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